La nostra rubrica dal titolo Quanto vale (leggi qui tutti gli articoli precedenti) oggi ci porta a riscoprire la storia non di uno spicciolo di circolazione, ma di una moneta commemorativa – per inciso, una delle più belle emesse dalla Zecca di Roma – ossia la 500 lire Lotta al cancro datata 1989.
Classica per titolo, peso e diametro (835 millesimi, g 11 per mm 29), la commemorativa da 500 lire Lotta al cancro ha infatti una storia interessante che merita di essere riscoperta, soprattutto perché a ben vedere si tratta una delle prime monete “di attualità sociale” emessa dal nostro paese. Prima di allora, infatti, erano state commemorate istituzioni e ricorrenze, oppure personaggi storici e solo con poche emissioni (ad esempio quelle targate FAO) la monetazione italiana era uscita dalle celebrazioni “classiche”.
La versione fondo specchio delle 500 lire Lotta al cancro italiane emesse nel 1989: una moneta che innescò una forte speculazione di mercato
Invece, la 500 lire Lotta al cancro fece parlare di sè anche a motivo dell’indubbia bellezza del dritto e del rovescio, così armoniosi assieme pur essendo nati dall’estro di due artisti diversi, Maria Carmela Colaneri ed Eugenio Driutti. I lettori più attempati ricorderanno forse l’intervista rilasciata dagli autori al mensile Cronaca Numismatica nel dicembre 1989, dove la Colaneri sottolineava come avesse modellato la Medicina con le sembianze di una giovane donna perché “dovendo parlare di un male terrificante, un volto di ragazza mi è parso assolutamente più rassicurante”.
Driutti diceva invece del rovescio della 500 lire Lotta al cancro: “Tutta l’immagine ruota attorno all’elettrocardiogramma che rappresenta la vita, la normale attività cardiaca. A un certo punto è interrotto a causa dello sconvolgimento delle cellule che portano all’intervento del bisturi, mosso da una mano che parte da fuori scena”.
Sul dritto, la personificazione della Medicina con il bastone di Esculapio e l’elica del DNA umano: a modellare questa bella composizione fu una giovane Maria Carmela Colaneri
Sta di fatto che quella moneta, commercializzata a partire dalla primavera del 1990 in ben 46.385 esemplari fior di conio (prezzo di emissione, 25.000 lire dell’epoca) e in 7598 pezzi fondo specchio (prezzo di emissione 50.000 lire ciascuno) iniziò a interessare i collezionisti al punto da farne salire le quotazioni, in pochi mesi, fino a 100-120 mila lire per la versione Fdc e a 150-180 mila lire per la Fs.
Fatti i conti agli euro di oggi, la 500 lire Lotta al cancro fior di conio avrebbe oggi un prezzo di emissione di circa 30 euro e quotazioni fino a 130-150 euro sul mercato, mentre la versione fondo specchio, da circa 60 euro di prezzo odierno (teorico) di emissione sarebbe arrivata sul mercato fino all’equivalente di 180-220 euro di oggi.
Colpisce come il rovescio firmato Eugenio Driutti sia in perfetta armonia con il dritto, fino a dar vita ad una moneta ancora oggi di grande modernità
Complice di questa “bolla” furono anche i ritardi nelle consegne da parte della Zecca di Stato e, ormai è storia, alcune speculazioni ben gestite da parte dei commercianti del tempo che sfruttarono a man bassa il boom di richieste facendo lievitare i prezzi.
Quanto vale oggi la 500 lire Lotta al cancro italiana del 1989? Purtroppo, l’elevata tiratura iniziale e la contrazione del bacino dei collezionisti di monete ha ridotto il mercato e le quotazioni di questa pur magnifica moneta, che si può acquistare in fior di conio anche a soli 15-20 euro e in fondo specchio tra i 20 e i 35 euro. Ancora peggio vanno le cose in caso di rivendita: difficile che un commerciante la ritiri per poco più del valore dell’argento, a oggi meno di 8 euro.
Peccato per questa moneta bellissima e da rivalutare, sotto ogni punto di vista, che ha segnato uno dei punti più alti della monetazione italiana da collezione in lire.